Selassie sul trono
Croce etiope archivio

rempatriation
Secondo la tradizione biblica, tutta la storia umana è essenzialmente condizionata dalla cacciata di Adamo dal Giardino Paradisiaco a motivo del suo peccato, che avvenne in principio poco dopo la creazione. In virtù di ciò, egli fu condotto per punizione in una terra minore e marginale, che non era la dimora a cui era originariamente destinato nei piani di Dio, quel Giardino delle Delizie in cui aveva passato i suoi primi 7 anni di vita insieme a sua moglie, nella grazia ed armonia divina. Al tempo della sua trasgressione, il Signore gli disse:

“Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
terra tu sei e alla terra tornerai.”
(Genesi 3, 19)

Egli dovrà dunque sopportare le amarezze della cattività fino a quando non tornerà alla terra di beatitudine e santità da cui è stato tratto, e ciò avverrà con la stessa certezza assoluta con cui si torna alla terra nella morte. E quella terra da cui l’uomo è stato tratto primordialmente, e a cui deve fatalmente ritornare, è l’Etiopia, secondo la testimonianza di Mosè che dice:

“Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi…Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia.” (Genesi 2, 10-13)

e di Sua Maestà, che dichiarò:

“L’Etiopia esiste sin da quando il primo uomo è apparso sulla terra”
(Intervista Fallaci)

Questo stesso schema tornerà a presentarsi ripetutamente nel corso della storia profetica, laddove la corruzione del peccato ha snaturato progressivamente la condizione umana: con il Diluvio Universale e la dispersione della famiglia di Noè, insieme all’Arca, sul monte Ararat in Turchia; e ancora successivamente con la costruzione della Torre di Babele, che divise etnicamente gli uomini ed è tradizionalmente chiamata “dispersione” (Zerut); ed ancora nelle varie cattività e schiavitù del popolo di Dio, in Egitto e a Babilonia, passando per le persecuzioni e deportazioni Romane sino all’epoca coloniale della diaspora africana.

Abbiamo già osservato come tutto quello che viene da Dio nella creazione deve tornare inevitabilmente a Dio nel giudizio, con lo stesso rigore con cui la prima e l’ultima ora dell’orologio coincidono circolarmente in un medesimo punto. E’ per questo che, secondo la tradizione degli elder, REPATRIATION IS A MUST, ovvero un dovere categorico, non un WOULD (un auspicio) e nemmeno uno SHOULD (dovere ipotetico). 

Secondo la teologia biblica, la funzione del Cristo è propriamente quella di riportare l’umanità alla sua condizione originale paradisiaca, in qualità di Nuovo e Virtuoso Adamo. Se dunque Iyesus Krestòs ha portato la Redenzione spirituale per mezzo del battesimo, Haile Selassie I deve portare la redenzione fisica, e il ritorno fisico alla dimora originaria del popolo di Dio, quello che chiamiamo propriamente Rimpatrio. I Profeti dissero a riguardo:

“Poiché, ecco, i giorni vengono, dice il Signore, quando io ritrarrò dalla cattività il mio popolo d’Israele e di Giuda, dice il Signore, e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno”.  (Geremia 30,3)

“Io vi trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; “
(Ezechiele 36,24)

“Così parla il Signore: Il giorno che io vi purificherò di tutte le vostre iniquità, farò sì che le città siano abitate, e le rovine saranno ricostruite; la terra desolata sarà coltivata, invece d’essere una desolazione agli occhi di tutti i passanti; e si dirà: Questa terra ch’era desolata, è divenuta come il giardino d’Eden; e queste città ch’erano deserte, desolate, rovinate, sono fortificate e abitate”. (Ezechiele 36, 33-35)

“e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli.” (Matteo 24, 30-31)

“In quel giorno, il Signore stenderà una seconda volta la mano per riscattare il residuo del suo popolo rimasto in Assiria e in Egitto, a Patros e in Etiopia, a Elam, a Scinear e a Camat, e nelle isole del mare.”
(Isaia 11,11)

E le isole del mare, i Caraibi e in particolare la Jamaica, risposero con la massima sensibilità alla chiamata del rimpatrio, mostrando come esso sia una soluzione naturale ai traumi della diaspora coloniale Africana e alla persecuzione occidentale dell’Uomo Nero, secondo quanto il Re disse a quelle popolazioni:

“Vorremmo vedere più Americani di colore venire in Etiopia per lavorare ed aiutare il nostro popolo a sviluppare il nostro paese e migliorare gli standard di vita della nostra popolazione. Essi possono rendere una valida assistenza. Le nostre porte sono aperte. Sfortunatamente, pochi Afroamericani sono giunti sino ad ora, ma verrebbero calorosamente accolti.”

Per questo specifico scopo, l’Imperatore diede ad I&I 400 acri di terra presso Shashamane, dove molti padri e madri sono rimpatriati costruendo la comunità Rastafari oggi presente e attiva. Seppur i padri africani abbiano una naturale precedenza di priorità politica, a gradi differenti tutti i popoli possono e devono rimuovere le loro schiavitù e deformazioni sociali ritornando all’Uno Etiopico originario nell’adorazione di Haile Selassie I, che accolse personalità da ogni nazione per lavorare e vivere alla Sua corte.

Questo rimpatrio è un movimento, un esodo, exodus, come si intitola un celebre album di Marley, così come il libro biblico che narra della liberazione del popolo di Dio per mano di Mosè. Non si tratta di riempire una valigia e partire all’improvviso; innanzitutto parliamo di una disposizione educativa, di un orientamento nel progetto di vita che visualizza l’Etiopia come realizzazione massima della propria esistenza. E’ anche una tendenza politica e organizzata, che etiopizzi il più possibile la cultura umana e lavori per la restituzione all’Etiopia di ogni territorio del mondo, che le fu sottratto nel corso della storia soltanto per l’abuso e la violenza del malvagio. Rimpatrio significa anche che l’intero mondo deve diventare una Sola Etiopia, come era in principio prima della trasgressione. A questo proposito, il Re dichiarò:

“Sin da quando giungemmo in questo mondo, Dio ha sempre compiuto le Nostre speranze, e crediamo che anche in futuro Dio compirà le Nostre speranze. La ragione per cui speriamo di vivere a lungo, è trovare il tempo per unire alla loro madrepatria, l’Etiopia, il Nostro popolo e i Nostri territori che sono illegalmente separati da Noi.”