Selassie da bambino
Croce etiope archivio

Dreadlocks
Letteralmente, sono le “trecce terribili” che caratterizzano la chioma di molti Rasta e che rappresentano uno degli aspetti più commercializzati e mediaticamente abusati della nostra cultura. Ben lungi dall’essere un vezzo estetico o un’invenzione simbolica dell’ultima ora – come molti sono inclini a pensare – esse sono espressione di un’antichissima tradizione biblica, il “Nazireato” (Nazrawi,
ናዝራዊ), descritta minuziosamente dalla Scrittura, praticata da molte importanti personalità profetiche della storia santa e custodita nella pratica dalla sola Cristianità Etiopica, di cui Rastafari è il moderno sviluppo rivelativo. La sua regola è riportata nel libro dei Numeri, capitolo 6:

“Il SIGNORE disse ancora a Mosè: ‘Parla ai figli d’Israele e di’ loro: «Quando un uomo o una donna avrà fatto un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al SIGNORE, si asterrà dal vino e dalle bevande alcoliche; non berrà aceto fatto di vino, né aceto fatto di bevanda alcolica; non berrà liquori d’uva e non mangerà uva, né fresca né secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vite, dagli acini alla buccia. Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; fino a che siano compiuti i giorni per i quali egli si è consacrato al SIGNORE, sarà santo; si lascerà crescere liberamente i capelli sul capo. Per tutto il tempo che egli si è consacrato al SIGNORE, non si avvicinerà a un corpo morto; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà con loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio. Per tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato al SIGNORE».”

Si tratta dunque di un “voto speciale”, un’offerta libera e personale a Dio che potremmo accostare al concetto nostrano di “fioretto”, che dunque non rappresenta un obbligo morale universale per i fedeli, e molti Rasta di rilievo non lo osservano, portando dunque i capelli corti.  La parola “Nazrawi” deriva dal verbo etiopico “Nezere”, che significa “lacerare/dilaniare”: la finalità del voto è infatti quella di tagliare i legami con il mondo carnale e proiettare il fedele in uno stato di separazione mentale e sociale che lo consacra a Dio e gli conferisce un particolare carisma spirituale.

Il caso più celebre di Nazireato nella Bibbia è quello di Sansone, che, come è abbastanza risaputo, traeva la sua straordinaria forza dai suoi capelli, e la perse quando Dalila lo tradì e lo fece radere e catturare dai Filistei suoi acerrimi nemici. Proprio in quel passo (Giudici 16, 19) si parla delle sue 7 trecce (“locks” in inglese), le medesime del Rasta odierno, che rappresentano i lacci di sapienza con cui il nazireo si lega a Dio, e le sbarre dinanzi al suo volto con cui si fa prigioniero di Dio, al fine di ottenere una maggiore libertà dalle limitazioni umane e materiali; sono sette pesi con cui il nazireo carica la coscienza per esercitare asceticamente spirito e corpo e raffinare la volontà, così da temprare e potenziare la sua persona: è la rinuncia a piaceri e comodità normalmente leciti, che costituisce un fardello da portare con devozione e sacrificio, e in nessun modo un segno di vanità godereccia, come viene interpretato da qualcuno. 

Queste sette trecce simboleggiano anche i sette precetti d’astensione con cui sintetizziamo gli obblighi contratti con il voto:

1) Divieto di tagliare la chioma e di passare il rasoio su di essa, anche soltanto per una semplice spuntata: i capelli vengono consacrati a Dio, dunque ne si rispetta la crescita libera, non si usano balsami né pettine né uncinetti, ma li si lascia modellare naturalmente da Dio. Portare i capelli lunghi per l’uomo in condizioni normali è considerato inappropriato dalla Bibbia (I Corinzi 11, 14), dunque il Nazireo acquisisce una fisionomia femminea che rappresenta la sua eccezionalità mistica rispetto alla Legge. La sua chioma assume inoltre la forma di una criniera di leone – come quello che Sansone stritolò sulla sua via – invocandone su di lui la forza, e accumulandosi sul suo capo come la corona di spine del Signore. Egli diviene così “terribile” nel suo aspetto selvaggio e incolto, così da scoraggiare i rapporti e invitare alla discriminazione.

2) Divieto di bere vino e qualunque bevanda ubriacante, dunque rinuncia ad ogni genere di alcoolici leggeri o pesanti, che funge da pesante meccanismo di esclusione sociale.

3) Divieto di mangiare qualunque forma di aceto, che impone la rinuncia a molti pasti elaborati e raffinati.

4) Divieto di mangiare qualunque forma di uva, fresca o secca, o  il suo succo: in tal maniera vengono esclusi molti prodotti dolciari e di festeggiamento, soprattutto della tradizione orientale e africana (si pensi all’uva passa o al mosto cotto).

5) Divieto di mangiare qualunque derivato della vite, come la buccia, le foglie e i fermentanti.

6) Divieto di mangiare carni animali in quanto corpi morti, secondo l’interpretazione tradizionale etiopica del precetto, che determina una pesante separazione alimentare.

7) Divieto di accostarsi al cadaveri, anche dei parenti, il ché implica l’impossibilità di occuparsi dei servizi funebri, di partecipare ai funerali e di entrare nei cimiteri, così da produrre una separazione familiare.

Essendo un patto contrattuale con Dio, in cui ci si impegna a dare delle specifiche cose per riceverne delle altre secondo le promesse bibliche, viene stipulato con un giuramento e una durata definita, che può essere permanente o transitoria (come nel caso dei 4 nazirei di Atti 21,23). Qualora avvenga improvvisamente un decesso presso il nazireo o nella sua casa, quello è per lui il segno che deve rinnovare il voto e ripartire da capo con il suo computo (Numeri 6, 9-12). Quando il voto viene sciolto, la chioma viene bruciata e offerta a Dio in olocausto.

Tra i profeti biblici che fecero questo voto, ricordiamo, oltre a Sansone, Samuele (Samuele 1,11s); Giovanni Battista (Luca 1,13s), Paolo (Atti 18,18) e Cristo stesso nella Sua prima venuta – in accordo alla Sua iconografia universale – che viene chiamato “nazareno” usando in origine questa stessa parola (“Nazrawi”), e che abitò nel paese di  “Nazaret” in quanto luogo di ritiro di nazirei israeliti (Matteo 2,23).

La diffusione capillare di questa pratica tra i Rasta è segno della speciale regalità mistica che l’umanità acquisisce nel Regno di Cristo, e adempie la profezia del Signore: 

“«Feci sorgere alcuni profeti tra i vostri figli e Nazirei fra i vostri giovani. Non è forse così, o figli d’Israele?», dice l’Eterno”.
(Amos 2,11)