Selassie
Croce etiope archivio

Con questo termine si intende uno stato di benessere e gioia psico-fisica prodotto dall’unità organica tra l’individuo e l’ambiente, una connessione linfatica tra il corpo personale e la creazione tutta (Creation / I-ration) che ci riporta ancora alla condizione originale e paradisiaca dell’uomo, quando regnava perfetta e pacifica armonia tra Adamo e il mondo, prima che il peccato guastasse questa relazione e introducesse conflitto reciproco, fatica e dolore.

Il Salmista Davide, coerentemente con il suo carisma regale, descrive bene questa condizione esistenziale e sentimentale, affermando che “l’uomo beato (…) è come un albero piantato lungo il corso dell’acqua, che dà il suo frutto nel suo tempo, e le sue foglie non cadranno via” (Salmo 1). L’albero florido (in etiopico ‘Eds ዕፅ), nella sua armonica, autonoma e solida integrazione nel contesto naturale, e nella sua spontanea e semplice ubbidienza al piano di Dio, è un immagine efficace di questa beatitudine olistica (in etiopico Bedsue’ ብፁዕ, che ha le stesse lettere di “albero”). Nel Kebre Negest si dice che Adamo fu stabilito sulla terra come Pianta di Dio (Capitolo I), e il cieco guarito dal Cristo dichiarò:”Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi” (Marco 8,24). Ecco dunque che il Rasta, con la sua ricca chioma di fogliame e la sua livity “biologica”, incarna con precisione  questo parallelismo (Tree / I-ree).

Dopo il sacrificio doloroso del Cristo nella Sua Prima Venuta, per stabilire i principi morali e spirituali della Fede, nella Sua redentiva restaurazione del regno fisico RastafarI reintroduce la preminenza di questa forma gloriosa dell’Io, secondo quanto profetizzato dalla Scrittura:

“Beati gli afflitti, perché saranno consolati.”
(Matteo 5,4)
“Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate”.
(Apocalisse 21,4)