Selassie sul trono
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Cibo I-tal

I-tal sta per “vital” (vitale), secondo la costruzione delle I-words di cui abbiamo già parlato. Con questo termine si definisce il sistema alimentare del Rasta e la sua disciplina dietetica, basata sull’idea che il cibo sia legato alla vita per sua stessa natura, e che dunque il cibarsi di sostanze morte sia una corruzione della sua funzione originaria.

Secondo la rivelazione biblica, quando Dio creò il primo uomo (Adamo) gli diede come cibo le erbe e i frutti, di cui la sua dimora primigenia, il Giardino di Eden, era ricchissimo. In principio, infatti, la morte e la violenza non esistevano, né nel mondo umano né in quello animale, e tutti gli esseri erano rigorosamente vegetariani:

“Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne.”
(Genesi 1, 29-30)

Dopo il peccato di Adamo (in virtù di un frutto) e la sua caduta dalla condizione di grazia, gli animali cominciarono ad assorbire i vizi umani e a sviluppare l’abitudine di uccidere e mangiare la carne. Dopo il diluvio, Dio diede dunque a Noè il permesso di mangiare alcune carni animali, per sopperire alla debolezza fisica e spirituale sviluppata dagli uomini attraverso la loro corruzione:

“Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.” 
(Genesi 9, 3-4)

Quando Mosè diede la Legge, egli definì precisamente il sistema dietetico che è ancora oggi alla base della cultura cristiana dell’Etiopia: si possono mangiare tutti gli animali terrestri fuorché i suini, gli equini, i roditori (il coniglio), i rettili, le fiere che si cibano di altre carni; si possono mangiare tutti gli uccelli fuorché quelli che si cibano di altre carni o sangue (come l’aquila o il pipistrello); si possono mangiare tutti i pesci che hanno pinne e squame e non mangiano altri pesci (se non microscopici), dunque non i molluschi né i crostacei né i grandi predatori (come il pesce spada, il salmone, lo squalo); le carni devono essere rigorosamente pulite dal sangue attraverso l’incisione della giugulare, e bisogna rimuoverne le “parti ignobili”, le frattaglie e i tendini. Questo non avviene per l’osservanza di un precetto astratto, ma per precise ragioni igieniche e di moralità fisica, dacché i cosiddetti animali “impuri” (non impuri in loro stessi ma a livello alimentare, come la carne dell’uomo d’altronde) rappresentano un certo veleno per il sistema digerente: essi sono esposti alla sporcizia ambientale (come topi e porco), mangiano di tutto, e dunque l’uomo mangerebbe in loro il ristagno di altra carne o altre impurità.

Sebbene questa disciplina sia stata in vigore per tutta l’era cristiana, la Scrittura aveva profetizzato un cambio di dieta con la Seconda Venuta di Cristo e all’instaurazione del Suo regno terreno:

“il leone mangerà la paglia come il bue e il serpente si nutrirà di polvere”
(Isaia 65,25).

Si sarebbe tornati dunque alla pace cosmica che regnava in principio nel Paradiso Etiope, e dunque “I-tal” rappresenta proprio la dieta di Adamo a cui l’uomo ritorna alla fine della storia, ricreando un rapporto armonico e privo di violenza con il creato. I-tal significa escludere dall’alimentazione tutte le sostanze che si sono introdotte nel costume umano dopo la caduta di Adamo, dunque carni, pesci, funghi e muffe di decomposizione, vermi lievitanti, ibridi vegetali tra specie differenti, additivi chimici, prodotti raffinati (come lo zucchero bianco), sale marino, alcoolici. I-tal significa anche mostrare attenzione alla qualità biologica del cibo e del processo agricolo.

Così come il Cristo, nella Sua prima venuta, aveva abolito i sacrifici animali per l’adorazione del Tempio, così Sua Maestà, che fu essenzialmente vegetariano e astemio, abolisce i sacrifici animali del nostro tempio corporale, secondo quanto preannunciato dal Salmista:

“Mangio forse carne di tori, o bevo sangue di capri? Offri a Dio sacrifici di lode e adempi i tuoi voti fatti all’Altissimo.”
(Salmo 49/50, 13-14)

E anche San Paolo disse a riguardo:

“È bene non mangiare carne, né bere vino,”
(Romani 14, 21)

Dobbiamo tuttavia precisare che nonostante tutti gli uomini siano  chiamati ad un orientamento vegetale e biologico della propria alimentazione, in linea con le moderne possibilità e necessità, essi restano comunque padroni di mangiare “persino la carne immolata agli idoli” (1 Corinzi se questo gli è utile per una ragione morale superiore, poiché il Signore ha dichiarato puri tutti i cibi per l’uomo spirituale (Marco 7), e non c’è nessuna impurità esteriore che non possa essere internamente assimilata e purificata. In tutte le norme esteriori, dunque, si dovrebbe conservare una certa elasticità ed apertura all’eccezione, secondo la grazia concessa e insegnata da Cristo.

Infine, in lingua etiope chiamiamo il cibo “megheb”, che significa letteralmente “ciò che entra”. Dunque l’I-tal è uno stile di vita che riguarda tutto ciò che entra dentro di noi (i farmaci, la vita sessuale, la musica che ascoltiamo, le immagini che guardiamo), anche spiritualmente, per mezzo dello studio e dell’educazione. Ecco perché il Re disse:

“Ma ‘l’uomo non può vivere di solo pane’. L’uomo dopo di tutto, è anche composto di intelletto e anima. Perciò, l’educazione in generale, e l’educazione superiore in particolare, devono mirare a fornire, oltre a quello fisico, cibo per l’intelletto e l’anima.” 
(Selected Speeches p. 34):
“L’educazione è vitale (vital) come la vita stessa.”
(Selected Speeches p. 96)